Locandina Pusher IIIUn film di Nicolas Winding Refn. Con Zlatko BuricMarinela DekicSlavko LabovicRamadan HuseiniIlyas Agac.  Titolo originale I’m the Angel of Death: Pusher III.Azionedurata 90 min. – Danimarca 2005MYMONETRO Pusher III * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 1 recensione.

Milo, lo spacciatore serbo coprotagonista del primo film della trilogia, si è iscritto all’Anonima Tossicodipendenti. Lo incontriamo nel corso di una seduta lo stesso giorno in cui si è autoproposto per cucinare per 50 invitati al compleanno in grande stile di Milena, la figlia venticinquenne. Nel corso della stessa giornata dovrà affrontare lo smercio di una partita di Ecstasy (droga che non ha mai trattato) e affrontare la dura ostilità di malviventi albanesi e polacchi.
Con questo film Refn sembra avere messo un punto definitivo sulla sua indagine nel lato oscuro di Copenaghen. Dopo aver abbandonato in strada Frank e aver consegnato un barlume di speranza a Tonny ora offre a Milo il centro dello schermo e lo sottopone a un’analisi che potremmo definire entomologica. Se Quentin Tarantino ha avuto modo in passato di ricordarci che anche nelle case dei più efferati delinquenti c’è una cucina qui il cibo diviene il collante narrativo. Milo ha sempre avuto velleità da cuoco ed ora cerca di metterle in mostra. Non tutto riesce come dovrebbe e in qualche caso gli esiti sono decisamente pericolosi per la salute altrui. Ma il vero cibo, di cui ha deciso di privarsi continuando però a nutrirne il desiderio negli altri, è la droga. Difficile resistere anche quando ci si ritiene puliti ma, soprattutto, è ancor più difficile soddisfare quella latente voglia di normalità che affiora in età matura. Perché il mondo intorno, anche se nel giro di pochi anni, si è fatto se possibile ancor più duro. Le nuove generazioni hanno infranto la barriera senza ritorno dell’amoralità assoluta. E’ quello che si legge nello sguardo di Milo quando osserva la ragazza divenuta merce ma è anche quello che si perde nel colloquio con una figlia che ama la facciata di benessere e di perbenismo che il padre le ha procurato ma è estremamente determinata nel gestire i propri illeciti affari. Nel cinema di Refn per l’essere umano, una volta imboccata la via della protervia, non c’è in definitiva possibilità di redenzione totale. Tutto finisce per ritornare acquisendo anzi una ferocia chirurgica (non solo in senso lato) che va oltre il puro e semplice esercizio della legge del più forte. Il teschio (di amletica reminiscenza) che Frank e Vicki si palleggiavano nel primo film diviene più che mai il marchio di vite per cui la riconciliazione con se stesse è impossibile.Pusher 3 - L Angelo della Morte - Cd1_s.jpg