Category: Scorsese Martin


Locandina italiana Gangs of New YorkUn film di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Daniel Day-Lewis, Cameron Diaz, Liam Neeson, John C. Reilly. Drammatico, durata 168 min. – USA 2002. MYMONETRO Gangs of New York * * * 1/2 - valutazione media: 3,83 su 56 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

New York, 1846, quartiere di Five Points.Una cruenta battaglia tra gangs sancisce il trionfo di William Cutting detto Billy the Butcher, capo dei nativi americani e la morte di Padre Vallon, protettore degli emigranti. Sedici anni dopo il figlio di questi, Amsterdam, esce dal riformatorio fermamente deciso a ingraziarsi l’assassino di suo padre per poi fare vendetta. Conosciuto Billy, Amsterdam ne viene in pratica adottato e arriva a salvargli la vita. Una volta scoperto e sfigurato, si risolverà a combattere apertamente contro di lui. Ma sono gli anni della Guerra Civile: l’ultimo scontro tra le gang sarà decisamente superato in violenza e ferocia dall’intervento delle truppe inviate a far rispettare la coscrizione obbligatoria.
Gangs of New York è probabilmente il film più atteso dell’anno: per le traversie produttive, per il montaggio infinito, per il suo cast stellare. Il risultato, pur notevole, è inferiore alle attese. Continua a leggere

Risultati immagini per Cape Fear - Il Promontorio della PauraUn film di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, Juliette Lewis, Joe Don Baker. Titolo originale Cape Fear. Thriller, durata 128′ min. – USA 1991. MYMONETRO Cape Fear – Il promontorio della paura * * * - - valutazione media: 3,32 su 28 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Dal romanzo The Executioners (1958) di John D. MacDonald. Dopo 14 anni di carcere uno stupratore terrorizza a fuoco lento la famiglia del suo avvocato difensore. 1° film di genere e 1° remake di Scorsese, da Il promontorio della paura (1962). Il suo fascino perverso nasce dal fatto che, nonostante tutto, si è portati a provare simpatia per il criminale più che per la vittima, moralmente spregevole quanto lui, almeno fin quando verso il finale la violenza, prima latente, esplode con isterica e magniloquente frenesia. Sapiente costruzione drammatica nell’alternarsi di tempi forti e deboli, ottima squadra di attori, notevoli contributi di F. Francis (fotografia), E. Bernstein (che ha arrangiato la partitura originale di B. Herrmann), Saul e Elaine Bass (titoli di testa). Brevi apparizioni di Robert Mitchum, Gregory Peck, Martin Balsam, interpreti del film precedente Continua a leggere

Locandina L'ultima tentazione di Cristo

Un film di Martin Scorsese. Con Barbara Hershey, Harvey Keitel, Willem Dafoe, David Bowie, Verna Bloom. Titolo originale The Last Temptation of Christ. Religioso, durata 161 min. – USA 1988. – VM 14 – MYMONETRO L’ultima tentazione di Cristo * * * * - valutazione media: 4,01 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tutto nasce da una lettura de “L’ultima tentazione” di Nikos Kazantzakis. L’idea di realizzare un film sulla vita di Cristo apparterebbe addirittura all’adolescenza di Martin Scorsese e fu a lungo vagheggiato, rimandato e ostacolato, fino al 1987. Continua a leggere

Locandina Il colore dei soldi

Un film di Martin Scorsese. Con Mary Elizabeth Mastrantonio, Paul Newman, Tom Cruise, John Turturro, Forest Whitaker.Titolo originale The Color of Money.Commedia, durata 117 min. – USA 1986. MYMONETRO Il colore dei soldi * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 20 recensioni di critica, pubblico e dizionari

Dopo venticinque anni ritroviamo il campione di biliardo Eddie Nelson ( Lo spaccone di Robert Rossen), nemmeno tanto vecchio, che ha abbandonato completamente la stecca. Ma una sera scopre in una sala da gioco un giovane che gli ricorda tanto quand’era giovane. Il ragazzo, Vincent, gira l’America con la sua ragazza, Carmen. Eddie fa un accordo. Gli insegnerà tutti i trucchi del mestiere e si occuperà anche dell’organizzazione degli incontri, guadagnando il 60% degli introiti. Gli insegna anche a perdere pur di attirare gli allocchi. Ne fa un campione, ma Vincent ormai, spinto anche da Carmen, insegue mete ambiziose. Eddie ritorna alla sua vita, ma ormai ha ritrovato se stesso. Continua a leggere

Locandina italiana The Wolf of Wall Street

Un film di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler. Biografico, Ratings: Kids+16, durata 180 min. – USA 2013. – 01 Distribution uscita giovedì 23 gennaio 2014. – VM 14 – MYMONETRO The Wolf of Wall Street * * * 1/2 - valutazione media: 3,94 su 255 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Jordan Belfort è un broker cocainomane e nevrotico nella New York degli anni Novanta. Assunto dalla L.F. Rothschild il 19 ottobre del 1987 e iniziato alla ‘masturbazione’ finanziaria da Mark Hanna, yuppie di successo col vizio della cocaina e dell’onanismo, è digerito e rigettato da Wall Street… Continua a leggere

Un film di Martin Scorsese. Con Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Kate Beckinsale, John C. Reilly, Alan Alda.Biografico, Ratings: Kids+13, durata 160 min. – USA, Giappone 2004. – 01 Distribution uscita venerdì 28 gennaio 2005. MYMONETRO The Aviator * * * 1/2 - valutazione media: 3,75
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Gli anni d’oro dell’eccentrico miliardario Howard Hughes, industriale, produttore, regista, progettista e aviatore, ma ancora più celebre per i suoi amori per le dive più belle e famose dell’epoca.

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Hugo Cabret_s.jpg

Un film di Martin Scorsese. Con Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone. Avventura, Ratings: Kids, durata 125 min. – USA 2011. – 01 Distribution uscita venerdì 3 febbraio 2012. MYMONETRO Hugo Cabret * * * 1/2 - valutazione media: 3,82 su 148 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Il piccolo Hugo Cabret vive nascosto nella stazione di Paris Montparnasse. Rimasto orfano, si occupa di far funzionare i tanti orologi della stazione e coltiva il sogno di aggiustare l’uomo meccanico che conserva nel suo nascondiglio e che rappresenta tutto ciò che gli è rimasto del padre. Per farlo, sottrae gli attrezzi di cui ha bisogno dal chiosco del giocattolaio, un uomo triste e burbero, ma viene colto in flagrante dal vecchio e derubato del prezioso taccuino di suo padre con i disegni dell’automa. Riavere quel taccuino è per Hugo una questione vitale.
Con l’adattamento di “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”, Martin Scorsese si ritrova e si perde allo stesso tempo, andando alla ricerca del tempo perduto, lui che il meccanismo del tempo, al cinema, lo ha messo alla prova più di altri. Tra le centinaia di persone che affollano il cosmo della stazione ferroviaria, immagini di una cartolina animata da un illusionista, è difficile riconoscere di primo acchito il regista, prestato a stantii siparietti tra ufficiali e fioraie, signore col cane e pretendenti col giornale, che avremmo visto meglio in un film di Jeunet. Quello che non è difficile riconoscere, invece, è il suo amore per la settima arte, profondo come un abisso.
Ed è proprio in quell’abisso che ci fa sprofondare l’incipit del film, in un crescendo d’incanto: la tecnologia tridimensionale smette di essere sfoggio e diviene bullone imprescindibile della costruzione; d’altronde, il film incrocerà di lì a poco Georges Meliès, il padre degli effetti speciali e dell’animazione dell’inanimato.
Ma padre non è solo un modo di dire, non in questa circostanza. Il film, infatti, si presenta letteralmente come un’avventura da cinéfils, nel senso che Daney dava al termine, essendo la storia di un ragazzo che, cercando il proprio padre, trova il cinema. Eppure è proprio su questo punto che Hugo Cabret rischia di perderci e di vederci abbandonare il vagone. Non è tanto la fine consistenza della trama (non era certo un cinema della narrazione, quello degli esordi) e non sono solo i dialoghi artefatti. Più che mai, a frenare l’emozione, è l’abito da film per cinefili cucito su un film per neofiti.
Al cinefilo viene qui sottratto il godimento principe, quello di partecipare ad una missione clandestina, dove l’oggetto del desiderio è qualcosa da andarsi a cercare, lontano dal plauso della critica. Nella rilettura di Scorsese del bell’ibrido cartaceo di Brian Selznick, la magia dell’esperienza cinematografica è esplicitata e ribadita ogni pochi minuti e lo stesso trattamento è riservato al mistero e all’avventura, con effetti a dir poco ridondanti. S’invita lo spettatore ad ammirare lo spettacolo sensazionale, ad emozionarsi di fronte al meraviglioso, ma di fatto lo si tira per un braccio lungo un cammino prestabilito e didattico, che nulla ha di perturbante e molto di accattivante.
Più che dietro gli occhi del giovane Hugo, il regista sembra essersi messo al posto dell’imbonitore di un tempo, colui che, quando il cinematografo era ancora uno spettacolo da fiera, sbandierava la natura straordinaria dell’invenzione per portare gente al proprio baraccone. Di fronte a questa presa di posizione (e a questo posizionamento), si può allora legittimamente avvertire o decidere una presa di distanza, perché se il film non può non piacere è anche perché è studiato per farlo.

Poster Casinò

Un film di Martin Scorsese. Con Robert De Niro, Sharon Stone, Joe Pesci, James Woods, Frank Vincent. Titolo originale Casino. Drammatico, durata 182′ min. – USA 1995. MYMONETRO Casinò * * * * - valutazione media: 4,01 su 45 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Nel 1973 Sam “Asso” Rothstein, giocatore d’azzardo e pregiudicato, è scelto da una potente famiglia mafiosa di Kansas City come direttore di una casa da gioco di Las Vegas, ma la sua ambizione di diventare un ricco e rispettabile manager è rovinata dalla moglie, avida e infedele, e da un amico gangster dissennato. Geniale miscela di melodramma e film gangsteristico sotto il segno della dismisura: di durata, violenza, nostalgia, ossessioni, nevrosi, formalismi. È la storia di tre individui che oltrepassano i limiti per orgoglio, arroganza, ubriacatura da denaro facile e nella loro caduta, che è anche una cacciata dal paradiso, fanno crollare un impero. Scritto da Nicholas Pileggi che con M. Scorsese aveva già collaborato in Quei bravi ragazzi (1990).

Locandina George Harrison: Living in the Material World

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Un film di Martin Scorsese. Con Terry Gilliam, George Harrison, Paul McCartney, Eric Idle, Ringo Starr. Titolo originale George Harrison: Living in the Material World. Documentario, durata 208 min. – USA 2011. – Nexo Digital uscita giovedì 19 aprile 2012. MYMONETRO George Harrison: Living in the Material World * * * 1/2 - valutazione media: 3,72 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

In una piccola stanza celata dietro lo schermo del Bambi Kino, un cinema a luci rosse di Amburgo, dormivano quattro ragazzetti di Liverpool prima di diventare più famosi di Gesù. Reeperbahn era quanto di più lontano dal glamour che i Fab Four avrebbero conosciuto da lì a breve, piena com’era di marinai, donne di facili costumi e tipi facinorosi, l’aria da festa impregnata d’alcol. È la storia dei Beatles secondo George Harrison narrata da uno dei più sensibili e raffinati cineasti votati alla seconda arte.
Martin Scorsese ha due modi di raccontare la musica: attraverso spettacolari film concerto come L’ultimo valzer o Shine a Light o ritratti privati di leggendari musicisti quali Bob Dylan: No Direction Home. Rispetto al biopic sul menestrello di Duluth, concentrato sugli anni della cosiddetta svolta elettrica dell’artista, George Harrison: Living in the Material World è una cronistoria, finalmente ordinata e corredata da immagini e filmati d’archivio, interviste e canzoni, della vita e opera del musicista inglese, dalla nascita come componente dei Beatles alla sua scomparsa terrena. Concepito per il piccolo schermo, dove è andato in onda diviso in due puntate, il documentario di Scorsese fa luce su uno degli aspetti più importanti della vita di Harrison il quale, come anticipa il titolo, si sentiva intrappolato tra due mondi, quello spirituale e quello materiale. Per raccontare il pubblico e privato dell’artista sono stati chiamati a raccolta alcuni tra i suoi amici più intimi: Eric Clapton, Tom Petty, Terry Gilliam, il pilota di Formula 1 Jackie Stewart, oltre alla seconda moglie Olivia e il figlio Dhani (che si dice sia interessato a formare una band con James McCartney e Sean Lennon in memoria dei Fab Four, tutto sta nel convincere il figlio di Ringo Starr), gli ex compagni di gruppo, Yoko Ono e Phil Spector a narrare tutte le passioni del più introverso e taciturno dei Beatles: la musica, il cinema, la spiritualità, le auto e le donne.
Con l’aiuto dell’egregio David Tedeschi in sala di montaggio, Martin Scorsese dispone, quasi fosse un puzzle, tutti i contenuti a sua disposizione (interviste, foto, video, registrazioni) in ordine, creando uno stile narrativo storicamente lineare. La prima parte del documentario serve a creare il contesto – sociale, politico, culturale – e si concentra maggiormente sugli anni in cui era il chitarrista del quartetto di Liverpool. Si va dal momento in cui Harrison passa l’audizione per John Lennon suonando la canzone “Raunchy” su un autobus, fino allo scioglimento del gruppo che qualcuno definì il punto più basso toccato nella storia dell’impero britannico. La seconda parte presenta George Harrison in solitario, con le sue aspirazioni e i suoi limiti, i viaggi in India e la conseguente collaborazione con Ravi Shankar, protagonista del famoso aneddoto del leggendario concerto per il Bangladesh che nel film è supportato dall’immagine video in cui il maestro di sitar, dopo aver accordato lo strumento, si rivolge al pubblico che sta applaudendo e dice “se vi è piaciuta tanto l’accordatura, speriamo vi piaccia anche il concerto!”. Fu lo stesso Ravi Shankar ad affermare che il suono era Dio, e qualcosa di vero ci deve essere in queste parole che sembrano descrivere il patrimonio artistico lasciato da George Harrison all’umanità.

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Collector edition:

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bdrip 720p:

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Un film di Martin Scorsese. Con Jodie Foster, Robert De Niro, Cybill Shepherd, Peter Boyle, Harvey Keitel. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 113 min. – USA 1976. MYMONETRO Taxi Driver * * * * - valutazione media: 4,35 su 104 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Psicodramma intimistico, spaccato del lato oscuro degli anni ’70, vivido ritratto della decadenza americana post-Vietnam: Scorsese filtra Schrader, soggettista e sceneggiatore, e il risultato è un pilastro della storia del cinema moderno. New York: Travis Bickle, veterano del Vietnam in congedo, soffre d’insonnia e decide di impegnare le proprie notti facendo il tassista. Completamente disadattato ma idealista alla ricerca di uno scopo, l’uomo si invaghirà di una ragazza e le chiederà di uscire. Quando le cose tra i due andranno storte, Travis, definitivamente disilluso riguardo la società, si chiuderà in se stesso. Comincerà così per il tassista una claustrofobica discesa nel baratro della solitudine, in bilico sui margini della sanità mentale. Scorsese accompagna lucide ricostruzioni contestuali a ritmi ipnotici, dando vita ad alchimie capaci di avvolgere lo spettatore. Il senso di vuoto, di distanza, che permea la vita del protagonista è trasmesso con efficacia da ambienti e situazioni presentate; ogni inquadratura è coerente, a creare un tutt’uno coeso, uniforme nel dare spessore vivo alle atmosfere. La solitudine è ovunque nella jungla urbana, ma per Travis diventerà una vera e propria vocazione, elemento scatenante di un disturbo mentale latente; lo straniamento del protagonista arriverà ad essere totale e lo stato di primordiale libertà, così acquisito, libererà le pulsioni represse in una esplosione di violenza. Il genio è nel paradosso: dopo tortuose deviazioni, i binari della psiche porteranno ad esiti anomali ma riconducibili ad un estremo ideale di giustizia, impossibile da raggiungere per qualsiasi individuo “normale”. Le confuse luci di New York filtrate da un parabrezza bagnato, fumose atmosfere dai sapori jazz: su inquietanti interrogativi, apertura e chiusura si ricongiungono, a serrare il cerchio tracciato da Scorsese. L’opera, presente come poche nella memoria collettiva grazie anche ad un grandissimo De Niro, è un inossidabile monumento al cinema.

Locandina italiana Kundun

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Un film di Martin Scorsese. Con Tenzin Thuthob Tsarong, Sonam Phuntsok, Tenzin Lodoe Biografico, Ratings: Kids+16, durata 133 min. – USA 1997. MYMONETRO Kundun * * 1/2 - - valutazione media: 2,63 su 7 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

Tenzin Gyatso, scoperto quattordicesimo Dalai Lama (Kundun appunto, in lingua tibetana) cresce e cerca di regnare come può. Quando arrivano i Cinesi nel ’49, dopo aver incontrato Mao Tse Tung (che annuncia a lui, divinità in terra, che la religione è veleno), lascia la sua terra e va esule nel mondo (e continua a farlo fino ai nostri giorni). Assistiamo alla vocazione del bambino, alle manifestazioni spirituali, magiche, miracolose del ragazzo, e alla sua tristezza umana e generale: “sono solo un ragazzo, che posso fare?”. Purtroppo il film prosegue faticosamente, è rigoroso ma greve in molti tratti: e non avremmo mai pensato di usare quell’aggettivo riferito a Scorsese, considerato in questa sede il massimo autore contemporaneo insieme a Wenders. All’uscita di Sette anni in Tibet si era detto: discreto e troppo hollywoodiano, aspettiamo il Tibet vero di Scorsese. Ebbene si prova nostalgia per il film di Annaud. La dichiarata qualità documentaristica del film non lo salva. Speriamo si tratti di un vuoto momentaneo, e che Scorsese torni efficace e geniale come ci ha abituati. Può essere significativa la considerazione che questa stagione di film abbia visto l’involuzione (o vogliamo chiamarla crisi) di molti grandi autori: dallo stesso Wenders ( Crimini invisibili), a Tarantino ( Jackie Brown), a Stone ( U turn), anche a Spielberg ( Amistad) e Ferrara ( Blackout), a Moretti ( Aprile). Vien da chiedersene la ragione. Un’ipotesi potrebbe essere: colpa del mercato, del grande pubblico, che vuole Titanic, fantascienza e supereffetti. E gli autori ne sono (consciamente o meno) condizionati, cercano di adeguarsi non trovando alcune misure, o ribaltandole e comunque finendo per perdere le proprie.

New York New York_s

Un film di Martin Scorsese. Con Liza Minnelli, Lionel Stander, Robert De Niro, Barry Primus, Mary Kay Place.Commedia, durata 153 min. – USA 1977. MYMONETRO New York New York * * * 1/2 - valutazione media: 3,92 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

2 settembre 1945. Mentre l’America festeggia la resa del Giappone a Times Square, il sassofonista Jimmy Doyle (Robert De Niro) e la cantante Francine Evans (Liza Minnelli) si incontrano per la prima volta. Di lì a poco i due inizieranno una relazione sentimentale tumultuosa e piena di incomprensioni.
Quasi ognuno dei grandi registi che si sono imposti nella storia del cinema a partire dagli anni 70- tra cui Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, William Friedkin, Michael Cimino– agli occhi della critica hanno almeno una Waterloo personale. Nel caso di Scorsese il primo grande (ingiusto) flop di pubblico e critica è il sontuoso New York, New York. Nel 1976 il regista reduce dal successo ottenuto per i suoi precedenti tre film (Mean Streets, Alice non abita più qui e Taxi driver), riprendendo un soggetto rimasto incompiuto di Earl Mac Rauch, era in procinto di realizzare il suo progetto successivo, tributo e decostruzione del periodo d’oro del musical targato MGM e Warner Bros. Ispirato ai classici del genere (di registi del calibro diBusby Berkeley e Vincente Minnelli) ne rovescia allo stesso tempo le convenzioni. L’approccio stilistico è infatti rappresentato dallo scontro tra realtà cinematografiche incompatibili, abbracciando l’artificialità dei teatri di posa ma facendovi muovere e vivere dei personaggi intensi e ambigui, lasciando spazio a un nuovo modo di concepire la vita, di guardare e analizzare emozioni. Ad aiutarlo nella linea di demarcazione tra vecchia e nuova Hollywood è Liza Minnelli. La sua presenza ha reso omaggio ai musical diretti da suo padre e interpretati da sua madre, Judy Garland (specialmente È nata una stella, dalle non poche somiglianze con New York, New York) e allo stesso tempo rappresentò il moderno musical hollywoodiano (vincitrice nel 1972 dell’Oscar come miglior attrice per Cabaret).
Le riprese si rivelarono lunghe e faticose. L’ampia facoltà d’improvvisazione lasciata agli attori finì per prolungare il calendario delle riprese e il budget ne risentì inevitabilmente. Si trattava inoltre di un momento delicato per la vita del regista, segnato dalla dipendenza da cocaina e dalla fine del suo secondo matrimonio con la sceneggiatrice Julia Cameron. Quante parole possono pensare di descrivere questa pellicola? Troppe. Forse: ambiziosa, audace, affascinante, fraintesa.

Locandina Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno

Mean Streets - Domenica in Chiesa lunedi all Inferno_s

Un film di Martin Scorsese. Con Robert Carradine, Harvey Keitel, Robert De Niro, Cesare Danova, David Carradine. Drammatico, durata 110 min. – USA 1973. MYMONETRO Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno * * * 1/2 - valutazione media: 3,97 su 30 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

New York, 1973. Charlie è un trentenne diviso tra l’aspirazione all’arrampicata sociale con l’aiuto di uno zio mafioso, l’amore per la cugina epilettica Teresa e la volontà di prendersi cura del cugino di lei, Johnny Boy, un mattacchione insofferente a qualsiasi regola di comportamento. Charlie si muove per le strade del suo quartiere, Little Italy, tra debiti, risse e scorribande notturne, alla vigilia della festa di San Gennaro. Con lui ci sono anche Tony, titolare del bar che funge da ritrovo fisso del gruppo, e Michael, l’arrogante e il permaloso della compagnia, pronto a tutto per di dare una dimostrazione di forza.
Mean Streets è il film che lancia Martin Scorsese, il primo lungometraggio che lo rappresenta intimamente e ne racconta il milieu di origine e le inquietudini che lo muovono. Per un caso fortunato, il sottotitolo italiano “Domenica in chiesa, lunedì all’inferno” è azzeccato e illuminante, poiché è lo stesso Scorsese, nel racconto della sua vocazione, ad ammettere come non fosse facile, per chi era cresciuto a Little Italy, sopravvivere senza cambiare strada, senza diventare né un gangster né un prete.
Nel personaggio di Charlie e nel suo moto contradditorio di affetto e repulsione per quel che gli sta intorno, il regista inscrive, dunque, se stesso; nell’omaggio alla sala cinematografica, nei dialoghi quasi improvvisati, nella leggerezza delle scene di coppia, mette invece la sua novità e i suoi gusti, Nouvelle Vague prima di tutto.
Lo spunto narrativo -il debito contratto da Johnny Boy nei confronti di Michael- non è che un pretesto per il dispiegarsi di un affresco antropologico, dall’impatto diretto e dalla recitazione innovativa.
Antesignano della filmografia che verrà, vera e propria pietra di fondamento, Mean Streets parla già di violenza e tenerezza, morale cristiana e etica del successo, ribellione e acquiescienza, paradiso dell’altrove e inferno della realtà, e lancia gli attori-feticcio del regista di Taxi Driver: Harvey Keitel, nell’abito di Charlie, e Robert De Niro, nei panni sbracati di Jhonny Boy, che lo condurranno dritto all’Oscar per il Padrino-Parte II.

The. Departed_s

The Departed – Il bene e il male è un film di Martin Scorsese del 2006, con Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg, Martin Sheen, Ray Winstone, Vera Farmiga, Alec Baldwin, Anthony Anderson, Kevin Corrigan. Prodotto in USA. Durata: 149 minuti. Distribuito in Italia da Medusa a partire dal 27.10.2006.
la Trama
Sono passati diversi anni da quando un boss della mafia irlandese ha spedito un suo giovane protetto nei ranghi della polizia, a fare da infiltrato. Più o meno contemporaneamente, un giovane poliziotto era passato dall’altra parte della barricata, con lo scopo di incastrare l’associazione a delinquere. I due finiranno col fronteggiarsi…

Locandina italiana Fuori orario

Un film di Martin Scorsese. Con Rosanna Arquette, Verna Bloom, Griffin Dunne, Will Patton Titolo originale After Hours. Commedia, durata 97 min. – USA 1985. MYMONETRO Fuori orario * * * * - valutazione media: 4,21 su 32 recensioni di critica, pubblico e dizionari.

È la seconda volta (dopo Re per una notte) che Scorsese si imbatte nella commedia (questa volta da incubo metropolitano kafkiano). Il progetto non è stato sviluppato personalmente dal regista, coinvolto in quel periodo nella preparazione de L’ultima tentazione di Cristo che subì una cancellazione improvvisa da parte della Paramount a sole quattro settimane dall’inizio delle riprese. Dopo aver respinto mucchi di script, ricevette la sceneggiatura di Fuori orario dai produttori Amy Robinson e Griff Dunne (scritta in realtà da Joe Minion uno studente della Columbia University come saggio finale di un corso di cinema del regista jugoslavo Dusan Makavejev). La sceneggiatura sarà trasformata in modo sostanziale dal regista. Fuori orario è stato da subito considerato “una rinascita” nella sua carriera (grande successo di critica e premio alla miglior regia al Festival di Cannes) e il film potrebbe essere letto come una sorta di sua autobiografia emotiva. Scorsese rivelò che le tribolazioni di Paul Hackett (che appaiono un po’ come una versione derisoria e crudele degli ultimi anni della sua vita) riflettono la frustrazione professionale di quel periodo. Ma anziché piangersi addosso, il cineasta infonde al film un’energia inattesa: mai un incubo raccontato al cinema è stato più gioioso. Girato in sei settimane a New York, il film dimostrerà che il regista è in grado di realizzare egregiamente un progetto low-budget (semmai è un ritorno alle origini). Per la prima volta Scorsese lavora con il direttore della fotografia tedesco Micheal Ballhaus (da sempre collaboratore di Fassbinder e quindi abituato alle produzioni indipendenti). Scorsese collaborerà con lui altre sei volte dal Colore dei soldi a The Departed. In seguito alle esplorazioni notturne della New York di Taxi driver (1976), il regista trasforma SoHo (noto quartiere degli artisti della Grande Mela) in un lurido, claustrofobico paesaggio capace di scatenare nel protagonista le più intime ansie e paure. La città non è quindi un semplice ambiente fisico naturale, bensì la proiezione dei fantasmi e delle angosce di un solo individuo.